Adrenalink Tattoo

Tatuaggi dal 1993 a Venezia

Crez


Mio padre fu marinaio e naufrago, ancor’ prima che io nascessi, si fece tatuare in un porto in India, in uno dei sui mille viaggi tra i mari del mondo,  portò con se stesso questo ricordo che mi trasmise come “codice genetico”.
Sin da bambino gli chiedevo cosa fossero e come si fosse fatto fare quei tatuaggi che gli stavano così bene sulle braccia. Le sue risposte erano spesso evasive, ma quando mi raccontava la storia di quel tatuatore indiano che con la sua valigetta, salì a bordo del mercantile e tatuò tutti i marinai, mi sentivo quasi come fossi lì, a chilometri da casa, col mare azzurro in un pomeriggio caldissimo in India, con mio padre che si fa tatuare, che non sente niente e che se la ride con gli altri dell’equipaggio che si son beccati la febbre dopo il tattoo.
Ricordo tutto ancora oggi, mentre sto tatuando mio padre che dopo una trentina d’anni di pausa ha ripreso ; mio padre è del ’41 ha la pelle bruciata dal sole, ma la passione per il tattoo in lui si è riaccesa, e per me, è una cosa indescrivibile avere questo rapporto con lui.

Probabilmente è così che mi è venuto di tatuarmi, infatti, dopo l’ennesima volta che mio padre mi raccontava di quell’esperienza, provai anch’io, da solo e con un ago da cucire intriso di china, mi segnai sull’avambraccio cinque punti, come il cinque del dado da gioco, non sapevo ancora che significato avesse quel segno, ma mi piaceva, era di facile esecuzione e sarebbe stato facile da nascondere a mia madre, visto che avrò avuto circa 9-10 anni.
Quella fu la mia prima vera esperienza col tattoo,  da lì fu una lenta ma inesorabile escalation che mi porta oggi ad avere circa il 70% del corpo tatuato e ad essere io stesso un tatuatore.
Costruii la mia prima macchinetta con il motorino elettrico di un walkman, una penna bic, un po’ di filo e dell’attack, la usai solo su me stesso, fino a quando non capii che era arrivato il momento di cercare una vera attrezzatura. E fu anche grazie a Marco “Gaz” che nel ’93 acquistai una macchinetta, dei colori e degli aghi ed inizia i miei primi “esperimenti” da autodidatta, confrontandomi spesso con chi ne sapeva più di me, ho percorso una strada difficile che oggi sconsiglierei a chiunque, meglio l’apprendistato, i risultati sono più veloci.

Anche nel disegno sono un autodidatta, ho iniziato con i “Graffiti” e anche li la mia scuola è stata la strada,  ne vado fiero. L’aiuto di tutti quelli che ho conosciuto in questi anni mi è stato fondamentale per capire, nel bene e nel male, cosa voglio e come posso ottenere i risultati che mi prefiggo.
La mia compagna di vita e di lavoro “Stefy”, ha giocato un ruolo fondamentale nella mia formazione, aiutandomi in tutto ciò che faccio, a lei devo molto di ciò che ho costruito come tatuatore.
Penso che la strada che ho davanti sia infinita, l’unico limite riconoscibile è la durata della vita, solo quando creperò, avrò dato tutto ciò che potevo, nell’attesa, lavoro quotidianamente ai miei disegni ed ai miei progetti, infischiandomene di quanto mi possano far guadagnare o di quanto possano rendermi “famoso”, il mio gusto sta nel cercare, non nell’arrivare!

Dal 1993 svolgo questo mestiere dando tutto quel che posso, ho lavorato in mezza Europa negli ani ’90, fino a che dal 2003 frequento professionalmente il Giappone, dove mi sono spinto dentro al mondo dello Horimono lo stile classico Giapponese al quale ho dedicato gli ultimi 10 anni di studio esclusivo.

Quando sono in Giappone, lavoro presso studi privati di colleghi, da Morioka a Fukuoka passando per Niigata, Tokyo, Yokohama e Kobe.

Ho avuto il piacere di frequentare lo studio del maestro Horihide a Yokosuka, che mi ha aiutato molto con i miei dubbi stilistici, correggendo i miei errori e gratificandomi con l’apprezzamento del mio lavoro.

I miei tatuaggi sono studiati su chi li deve portare, perchè il mio scopo nel lavoro non è fare il miglior disegno che mi viene, ma rendere il corpo più bello di come era prima.

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