Adrenalink Tattoo

Tatuaggi dal 1993 a Venezia

Manekistefy


Il mio primo contatto con il tatuaggio fu Axl Rose! Alle scuole medie fui una fan esagerata dei Guns’n’Roses e come tutte le teenagers tappezzai la mia camera di posters. I Guns avevano diversi tatuaggi che non comprendevo: pensavo fossero codici di una Los Angeles a me sconosciuta.
“Ne voglio uno! Ne voglio uno!” era l’ idea che mi rimbalzava in testa.
Il soggetto che più mi si addiceva era un teschio sul polpaccio, lo sapevo!
Cominciai ad ascoltare Punk. Fu proprio ad un concerto che organizzai nel ’97 che incontrai il mio futuro compagno e maestro: Massi, ovvero Crez! Massimiliano aveva aperto lo studio da qualche mese con la collaborazione di Marco “Gaz”. Incominciai a frequentare l’ associazione fino a diventare la “tuttofare”!
Il primo tatuaggio che mi feci fare lo lasciai decidere a Massi, la mia unica condizione fu che contenesse un teschio. Ottenni un bellissimo fiore con al centro un teschietto. SUPER!

Lo guardavo ogni secondo, da lì capii che non poteva essere l’ ultimo: cominciai a concepire il corpo nella sua interezza e … c’erano molti spazi vuoti!
Le conventions internazionali che, da subito con il club, cominciai a frequentare mi diedero la possibilità di incontrare molte persone interessanti. Tante menti diverse, che parlavano lingue diverse e che si impegnavano a sviluppare un proprio stile all’ interno di una iconografia così tipica del tatuaggio.
Questo concetto dello sviluppo forse a molti non è chiaro: ognuno di noi tatuatori ha in atto una sfida dentro sé, quella di superarsi ogni giorno in qualcosa e ogni piccolo passo è motivo di profonda soddisfazione.
La mia prima Convention fu ad Amburgo, poi seguirono Berlino,Monaco, Lussemburgo, Stoccolma, Strasburgo, Malmo, Oslo, Barcellona,… Cercammo di girare il più possibile per ampliare le nostre conoscenze e i nostri contatti, per far conoscere a più persone possibili le attività dello studio.

Conobbi Sacha e Leanka del Primitive Abstract di Strasburgo con i quali abbiamo stretto una fortissima amicizia. Sono due fonti di inesauribile di ispirazione! Ogni volta che si va a fargli visita rimango abbagliata dalla quantità di colori che abitano nel loro studio e nella loro casa : ogni parete è tappezzata di quadri super colorati e particolari. Li ammiro molto, mi danno sempre la forza di creare cose nuove e di non abbattermi!
Il nostro studio ha stretto un’altra importante amicizia: quella con la famiglia Ryu, tatuatori del sol levante. Ho una sola parola per descriverli: GRANDI! In questi anni abbiamo visitato il Giappone dal centro al sud, collaborando con tantissimi tatuatori . Nell’ agosto 2005 io e Crez abbiamo partecipato ad una convention a Kumamoto nel sud del Giappone.
All’ inizio lo stile che mi piaceva di più oltre a quello molto personale di Massi era il classico occidentale: pugnali, pin up, teschi, ancore e velieri mi affascinavano tantissimo per il loro impatto grafico e per l’ effetto che avevano sul corpo. Poi sviluppai una passione sfrenata per il tatuaggio giapponese: così scultoreo e armonioso.

La biblioteca dello studio continuava a crescere: io e Massi ad ogni viaggio non mancavamo mai di tornare con qualche libro.
E’ così che si fa crescere anche negli altri la tua stessa passione. Cercare di creare un gusto nuovo, alimentare una curiosità, creare un nuovo punto di vista visivo: ciò aiuterà a crescere anche su altri aspetti della vita di tutti i giorni.
Creare cultura è sopravvivere in una società in cui tutto tende ad appiattirsi, essere omogeneo. Creare spazi per il “diverso” nelle menti delle persone aiuta a migliorare questo mondo.
Non c’è un momento preciso in cui decisi di diventare tatuatrice, fu una evoluzione. Dopo aver disegnato il mio primo set di flash pensai che sarebbe stato grandioso poterne tatuare qualcuno, così mi avvicinai all’ idea. All’ inizio continuavo a pensarci, mi spaventava la responsabilità , il giudizio della gente sui miei lavori. Poi mi abituai e cercai di concentrarmi sul mio lavoro: sono stati anni di sacrifici e di rinunce. Il mio fu un vero e proprio apprendistato, cominciai nel 2002. Inizialmente Massi mi insegnò la parte sul disegno, poi quella tecnica e pratica.

I primi lavori furono su di me e poi sugli amici, che non finirò mai di ringraziare per avermi regalato un lembo della loro pelle.
Del tatuaggio mi ha sempre affascinato l’ aspetto multiculturale, il senso di internazionalità, una sorta di fratellanza o sorellanza tra tutti i tatuatori sparsi nel mondo. Il tatuatore che ama questo lavoro è spinto a viaggiare, a conoscere, a farsi contaminare da altre culture. Siamo gente abituata a muoversi, a considerare il mondo come una palla da far girare sotto i piedi.
A me piacciono i disegni. Ovvio penserete, mi piace lasciarmi incantare dall’ illustrazione, sprofondare nell’ immagine: l’ impatto che ti regala e la potenza che una bella immagine ti offre ti spingono a desiderarla, ed ecco che con il tatuaggio diventa ancor più tua.
E’ per questo motivo che il tatuaggio non deve essere freddo, ma deve trasmettere carica e essere armonioso con chi lo porterà.

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