Probabilmente è così che mi è venuto da tatuarmi, infatti, dopo l’ennesima volta che mio padre mi raccontava di quell’esperienza, provai anch’io, da solo e con un ago da cucire intriso di china, mi segnai sull’avambraccio cinque punti, come il cinque del dado da gioco, non sapevo ancora che significato avesse quel segno, ma mi piaceva, era di facile esecuzione e sarebbe stato facile da nascondere a mia madre, visto che avrò avuto circa 9-10 anni.
Quella fu la mia prima vera esperienza col tattoo, e da lì fu una lenta ma inesorabile escalation che mi porta oggi ad avere circa il 70% del corpo tatuato e ad essere io stesso un tatuatore.
Costruii la mia prima macchinetta con il motorino elettrico di un walkman, una penna bic, un po’ di filo e dell’attack, la usai solo su me stesso, fino a quando non capii che era arrivato il momento di cercare una vera attrezzatura. E fu grazie a Marco “Gaz” che nel ’93 acquistai una macchinetta, dei colori e degli aghi ed inizia i miei primi “esperimenti” da autodidatta, confrontandomi spesso con chi ne sapeva più i me, ho percorso una strada difficile che oggi sconsiglierei a chiunque, meglio l’apprendistato, i risultati sono più veloci.
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